ETF: cosa sono e come funzionano i fondi passivi

Etf: cosa sono e come funzionano

Cosa sono gli ETF? Cosa sono i Fondi comuni di investimento a gestione passiva? Quali sono le differenze e cosa è meglio acquistare tra ETF e fondi comuni attivi?

Nella nostra guida scoprirai cosa sono gli ETF e quali sono le principali differenze con gli altri fondi. Nel mondo del risparmio spesso si dibatte su quale sia lo strumento più adatto all’investitore. Questo tenendo presente sia le potenziali performances che i costi occulti o meno che potrebbero gravare sull’investimento.

I passaggi storici per il risparmio italiano sono stati: l’acquisto dell’immobile e i titoli di stato prima, quindi azioni e obbligazioni e infine, il risparmio gestito con i fondi comuni.

Nato oltre quaranta anni fa, un altro strumento si è sempre più imposto all’attenzione del grande pubblico degli investitori: i fondi passivi o ETF (Exchange Trade Fund)

Etf: cosa sono? Come si differenziano dai fondi comuni?

Gli ETF (acronimo di Exchange Traded Funds) sono fondi caratterizzati da basse commissioni di gestione. Gli ETF vengono negoziati in Borsa come le azioni. Gli ETF hanno come unico obiettivo quello di replicare l’andamento e il rendimento di indici azionari, obbligazionari o di materie prime. In Italia il mercato relativo agli ETF è gestito da Borsa Italiana e si chiama ETFplus.

Differenze con i fondi comuni

L’idea che ha dato vita alla creazione dei fondi comuni è stata quella di aiutare l’investitore a diversificare e questo pur in assenza di grandi somme da investire.

Il gestore del fondo utilizza i denari raccolti dalla rete commerciale – banche, assicuratori e promotori – al fine di creare valore al fondo stesso.

Il gestore dovrebbe, il condizionale purtroppo è d’obbligo, selezionare in base al mandato del fondo che gestisce, le migliori opportunità.

Per comprendere meglio la differenza tra fondi attivi e fondi passivi è necessario un esempio.

Ipotizziamo un gestore di un fondo azionario area Euro. L’indice di riferimento dell’area euro è l’Eurostoxx 50 che comprende le 50 aziende a maggiore capitalizzazione (più grandi) dell’area Euro.

Cosa potrebbe fare il gestore? Se il gestore è attivo dovrebbe studiare le aziende da inserire all’interno del portafoglio del fondo. Potrebbe acquistare azioni in modo superiore all’indice di riferimento sovrappesando alcune e sottopesando altre.

Non seguirà obbligatoriamente il peso che ciascun titolo ha nell’indice. Potrebbe ad esempio ridurre il peso dei titoli bancari a dispetto di titoli energetici, potrebbe aumentare la quota di aziende farmaceutiche e diminuire i titoli industriali e così via.

Spesso i gestori non fanno questo, pur dichiarandosi attivi, non fanno altro che seguire pedissequamente la composizione di un indice.

Si comprende che questa strategia è poco conveniente per un investitore. Se questi affida i propri risparmi ad un gestore è perché vuole che questi faccia il proprio lavoro, che selezioni le migliori aziende possibili da inserire nel fondo, che non segua un indice ma che cerchi di battere l’indice di riferimento (chiamato anche benchmark, vedi questo articolo).

Un fondo comune ha costi che incidono sul rendimento dell’investimento: di entrata, di uscita, di performance, di gestione. Se si acquista un fondo si chiede impegno e professionalità da parte di un gestore, altrimenti si potrebbe optare per un’altra forma di investimento: gli ETF appunto.

Gli ETF: che tipologia di fondi sono?

Gli ETF sono definiti passivi nel senso che replicano un indice ma possono essere anche replicanti di altri indici come materie prime e commodities, in tal caso sono denominati ETC.

Gli Etf sono definiti fondi passivi, non contemplano uno studio, e il gestore è sostituito da un software che compra e vende seguendo l’andamento dell’indice di riferimento. I titoli che compongono un ETF sono gli stessi e ‘pesano’ in modo identico rispetto all’indice.

Quali sono i vantaggi degli ETF?

Gli ETF hanno riscosso grande successo sia tra gli investitori retail che istituzionali. Ecco riassunti i principali vantaggi degli ETF:

  • Gli ETF sono economici:  grazie alla gestione passiva e alla quotazione in Borsa gli ETF godono di costi abbattuti rispetto alla gestione attiva eliminando anche i costi della distribuzione garantendo agli investitori l’accesso a mercati e a strategie difficilmente integrabili con commissioni così ridotte.
  • Gli ETF hanno un rischio emittente abbattuto: il patrimonio degli ETF è per legge di proprietà dei possessori delle quote/azioni dell’ETF. Quindi anche nell’ipotesi di insolvenza delle società che si occupano della gestione del fondo il patrimonio dell’ETF non verrebbe intaccato.
  • Gli ETF sono semplici e flessibili: semplicità e flessibilità sono altre due caratteristiche principali degli ETF. Grazie alla negoziazione in Borsa gli ETF possono essere acquistati e venduti come se fossero delle azioni quindi l’acquisto può avvenire tramite la propria banca o il proprio broker. L’investitore, inoltre, può modulare il suo investimento in ETF in funzione dei propri obiettivi modificando temporalmente l’investimento: questo può andare dal brevissimo termine (con il trading intraday) al medio/lungo termine, ad esempio per gli investimenti effettuati a fini previdenziali. Infine, è possibile investire anche importi ridotti.

Se si decidesse di acquistare una commodity, come il petrolio o lo zucchero l’ETC seguirà il prezzo del petrolio. Questo si rivela un ottimo strumento per diversificare in altre attività finanziarie senza dover comprare fisicamente gli strumenti che vogliamo inserire in un portafoglio.

Gli ETF hanno costi inferiori rispetto ai fondi comuni e spesso hanno rendimenti maggiori, sono acquistabili e vendibili con un click alla stessa stregua di un’azione o di un’obbligazione.

Alcune piattaforme bancarie permettono di acquistare mese dopo mese lo stesso, o gli stessi, ETF o ETC facendo sì che il cliente possa acquistare a rate ovvero simulando un piano di accumulo.

Conviene investire in ETF o in Fondi comuni?

Alla domanda se conviene usare gli ETF o i Fondi comuni la risposta è: dipende.

Se si sceglie un fondo comune attivo che ha un ottimo track record – ovvero uno storico che batte regolarmente il benchmark- si può protendere verso il fondo. Altrimenti, si potrebbe considerare l’idea di acquistare un ETF. Infine, se si pensa che il prezzo di una commodity o di una materia prima salirà (sia esso l’oro, il rame, lo zucchero ecc) – un ETC per diversificare maggiormente il proprio portafoglio.