Estratti conto cointestati: Guida pratica per la gestione post-separazione

L'amministrazione finanziaria in ambito coniugale è una questione complessa che coinvolge diversi aspetti legali e pratici. Tra questi, la divisione dei conti cointestati durante la separazione, il regime patrimoniale della separazione dei beni, e la gestione del conto bancario coniugale emergono come temi fondamentali. Inoltre, la solidarietà coniugale e i diritti coniugali influenzano direttamente le decisioni finanziarie tra i partner. È importante comprendere le implicazioni legali stabilite dalla Cassazione e dalla legge matrimoniale, così come la gestione dei beni ereditati, per garantire equità e trasparenza nella gestione finanziaria della coppia.
conto correnti congiunti
conto correnti congiunti

Scopri come gestire in modo efficace le somme presenti sul conto corrente cointestato durante la separazione coniugale. Segui i consigli utili per affrontare questa delicata situazione finanziaria e assicurarti una gestione senza intoppi dei fondi coniugali dopo il divorzio

Quando si verificano conflitti tra coniugi, la gestione del conto cointestato diventa una questione critica dopo la separazione. Sorprendentemente, questa situazione si complica ulteriormente quando si tratta di una coppia sposata in regime di separazione dei beni. Nel caso della comunione, infatti, l’intero saldo del conto bancario deve essere equamente diviso, indipendentemente da chi lo abbia aperto o finanziato. Scopri di più su come affrontare questa delicata situazione e gestire il conto coniugale nel migliore dei modi dopo la separazione.

Nella nostra guida, esploreremo il processo di divisione del conto cointestato tra coniugi durante una separazione o un divorzio, offrendo consigli pratici su come preservare i propri risparmi senza rinunce. Segui passo dopo passo per affrontare questa situazione delicata con chiarezza e sicurezza finanziaria.

Come si divide il conto coniugale in caso di comunione dei beni?

Quando una coppia è sposata in regime di comunione dei beni, è importante sapere che tutti i fondi depositati sui conti correnti devono essere divisi equamente tra i coniugi, indipendentemente dalla proprietà esclusiva dei conti o dal fatto che siano cointestati. Anche se i fondi derivano esclusivamente dal reddito di uno dei coniugi, la legge richiede una suddivisione equa durante la separazione o il divorzio. Un esempio chiarirà ulteriormente questo concetto.

Dalla spiegazione precedente, risulta evidente che durante la separazione una coppia sposata in comunione dei beni è tenuta a dividere non solo i beni materiali, ma anche i fondi presenti sui conti correnti di proprietà individuale. Questo significa che tutto il denaro depositato, indipendentemente dalla titolarità del conto, deve essere equamente distribuito tra i coniugi.

Esiste solo una eccezione a questa regola: i fondi ricevuti come donazione o eredità non rientrano nel patrimonio coniugale e quindi non devono essere divisi durante una separazione o un divorzio. Tuttavia, è essenziale fornire una documentazione appropriata per dimostrarne l’origine.

Come dividere il conto corrente di una coppia sposata in separazione dei beni?

Nel caso in cui una coppia sia sposata in regime di separazione dei beni e il conto bancario sia di proprietà individuale, non sorgono problematiche: tutti i fondi depositati nel conto rimangono di esclusiva proprietà dell’intestatario. In questa situazione, non è richiesta alcuna divisione dei fondi durante la separazione o il divorzio.

Quando il conto è cointestato, la situazione può diventare più complessa e suscitare problematiche durante una separazione o un divorzio. È importante esaminare ciò che la giurisprudenza ha stabilito in merito a questa questione.

Quando una coppia decide di aprire un conto bancario cointestato, la legge presuppone che i fondi depositati siano di proprietà di entrambi, divisi equamente tra marito e moglie. Tuttavia, questa presunzione può essere ribaltata con prove contrarie. Ad esempio, se uno dei coniugi dimostra che i fondi depositati provengono esclusivamente dai propri redditi e che la cointestazione è stata fatta per comodità nella gestione domestica, la sua parte può essere rivendicata come di proprietà esclusiva. Tuttavia, ci sono eccezioni a questa regola. Se uno dei coniugi deposita una grossa somma ereditata da un parente nel conto e desidera dimostrare che questa parte di denaro dovrebbe essere considerata esclusivamente sua, deve fornire prove concrete, come documenti che ne attestino l’origine.

Nel caso in cui il conto bancario riceva esclusivamente lo stipendio di Tizio, egli potrebbe rivendicare l’intero saldo del conto grazie all’estratto conto, senza dover dividere alcuna somma con l’ex moglie.

La Cassazione ha confermato queste disposizioni con l’ordinanza n. 28772 del 17 ottobre 2023, stabilendo che, di norma, i fondi in un conto cointestato sono di proprietà di entrambi i titolari, a meno che uno dei due non dimostri il contrario. Pertanto, se uno dei coniugi desidera affermare che una parte dei fondi gli appartiene esclusivamente, è tenuto a fornire prove a sostegno di tale affermazione. In questo contesto, la tracciabilità delle transazioni può costituire un valido supporto probatorio.

Conto cointestato: quanto è possibile prelevare a testa?

La contitolarità per quote paritarie implica teoricamente che nessun coniuge possa prelevare più della propria quota dal conto cointestato. Tuttavia, la banca non può opporsi se uno dei cointestatari richiede un prelievo superiore alla sua quota. Questo perché, come stabilito dalla Cassazione, esiste una solidarietà attiva tra entrambi i titolari del conto: ciascuno può prelevare l’intero saldo senza opposizione da parte dell’istituto di credito. In seguito, l’altro coniuge può richiedere il rimborso della sua quota di proprietà all’altro, ma non alla banca.

D’altro canto, esiste anche una solidarietà passiva: se il conto è in rosso, la banca può richiedere il pagamento del debito integrale anche a un solo coniuge, indipendentemente dalla sua quota di proprietà. Sarà quindi compito di quest’ultimo chiedere il rimborso dell’importo versato all’altro coniuge.

Spese famigliari: come gestirle dal conto corrente comune?

Oltre alla divisione dei fondi durante la separazione, è fondamentale considerare un altro aspetto cruciale dei conti cointestati tra coniugi: le spese familiari. Durante la relazione, entrambi i partner hanno il diritto di utilizzare i fondi del conto congiunto per soddisfare le necessità della famiglia, come spese alimentari, bollette o spese scolastiche dei figli. Questo principio, noto come “solidarietà coniugale”, implica che marito e moglie collaborano per il bene della famiglia.

La Cassazione, con l’ordinanza 28772/2023, ha chiarito che non è possibile richiedere rimborsi per le spese sostenute per la famiglia dal conto congiunto, poiché rientrano nel contesto della solidarietà e del sostegno reciproco tra coniugi. Tuttavia, vi è un’eccezione: se uno dei coniugi utilizza i fondi del conto congiunto per scopi estranei alle esigenze familiari, come ad esempio regali costosi agli amici o vacanze personali, quella somma dovrebbe essere restituita all’altro coniuge. Questo perché tali spese non contribuiscono al benessere comune della famiglia, ma soddisfano un interesse personale.

Per chiarire ulteriormente la questione, supponiamo che Tizio  prelevi 2.000 euro dal conto congiunto per acquistare una nuova bicicletta, senza che questa spesa sia correlata alle necessità familiari. Secondo la sentenza 20457/2016 della Cassazione, Tizio dovrebbe quindi restituire alla moglie  1000 euro, ovvero la metà di tale spesa, poiché ha utilizzato i fondi familiari per un suo interesse personale.

In conclusione, quando si tratta di spese dal conto cointestato, è importante distinguere tra quelle per la famiglia, che non richiedono rimborsi, e quelle personali, per le quali è appropriato restituire la quota all’altro coniuge. Queste regole contribuiscono a mantenere un senso di equità e solidarietà tra i partner, anche in caso di separazione.

 

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