Reverse charge: cos’è, come funziona, chi paga l’IVA

Si sente spesso parlare di Reverse charge, ma spesso non ci risulta ben chiaro di cosa si tratti. Vediamo nel dettaglio cos'è e come funzionano i meccanismi che lo determinano, in materia di IVA.
Reverse charge
Reverse charge

L’applicazione del meccanismo fiscale Reverse charge è stato introdotto da tempo sul territorio italiano, ma spesso non risulta ben chiaro di cosa si tratti. Vediamo nel dettaglio i meccanismi che lo determinano, in materia di IVA. Attraverso il meccanismo del Reverse charge, in Italia si vuole andare a contrastare l’evasione fiscale riguardante l’ IVA in alcuni settori specifici. Con questa procedura viene traslata l’applicazione dell’imposta dovuta dal venditore al compratore. Si definisce anche come regime di inversione contabile, nel momento in cui l’IVA passa di competenza dal soggetto attivo, a quello passivo.

Reverse charge: cos’è?

Tale meccanismo fiscale vuole essere un’eccezione alla regolare procedura in ambito IVA. Il funzionamento che regola l’IVA è in sostanza: chi cede un bene o offre un servizio, evidenzia in fattura il suo debito verso l’Erario. Colui che riceve la fattura può portare in detrazione l’importo dell’IVA, divenendo così creditore nei riguardi dell’Erario a prescindere dal pagamento della fattura stessa.

Invece con il Reverse charge si assiste a: chi effettua la cessione di beni, colui che cede beni o servizi in cui vi è prevista un’imposta, non espone l’IVA in fase di fatturazione. In tal modo il cedente non si fa debitore nei confronti dell’Erario. Colui che riceve il bene o servizio con una fatturazione formulata in regime di Reverse charge, avrà l’onere di doverla integrare calcolando l’Iva con aliquota di riferimento al bene, o servizio. Tale fattura verrà poi presa in carico nel proprio registro degli acquisti.

Pertanto come si evince dall’articolo 19, comma 1, del DPR 633/1972, in merito alla detrazione dell’IVA si legge: “ … imposta assolta o dovuta dal soggetto passivo o a lui addebitata a titolo di rivalsa in relazione ai beni ed ai servizi importati o acquistati nell’esercizio dell’impresa, arte o professione”.

Reverse charge: come funziona? Chi paga l’IVA?

A questo punto la situazione che si profila non determina la condizione di alcun versamento all’Erario. L’’IVA si andrà annullando nel momento in cui nel registro vendite verrà inserita una fatturazione identica, andando così a produrre un’IVA a debito.

Quando si applica la Reverse charge?

Per l’applicazione della reverse charge, viene fatto riferimento alla normativa enunciata nei commi 5 e 6 dell’articolo 17 del dpr 633/1972. Ecco i casi in cui viene applicata la Revenge charge:

  • In caso di cessioni di apparecchiature come pc e dei loro accessori, tablet, console da gioco, centrali di elaborazioni dati
  • Nelle cessioni di materiali provenienti dalle cave e dalle miniere
  • Nelle cessioni di fabbricati o di porzioni di cui ai numeri 8-bis) e 8-ter) del primo comma dell’articolo 10, per le quali negli atti relativi sia stata enunciata tale opzione
  • Come enuncia l’articolo 74, commi 7 e 8, DPR 633/1972, nel testo in vigore dal 20/12/1984 dopo le modifiche apportate dal D.L. 853 del 19/12/1984, rispettivamente per le cessioni di rottami, cascami e avanzi di metalli ferrosi e dei relativi lavori, di carta da macero, di stracci e di scarti di ossa, di pelli, di vetri, di gomma e plastica, nonché di bancali in legno (pallet), e per le cessioni di rottami, cascami e avanzi di metalli non ferrosi e dei relativi lavori, dei semilavorati di metalli non ferrosi.
  • Con la stesura dell’articolo 3 della Legge 17/1/2000 n.7 è stato ampliato il campo di applicazione del reverse charge, che così comprende le operazioni di cessioni di “di oro da investimento di cui all’articolo 10, numero 11), nonché per le cessioni di materiale d’oro e per quelle di prodotti semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi”.
  • Prestazione di servizi manodopera, in ambito edile da soggetti subappaltatori, nei riguardi di aziende che si occupano di costruzione o ristrutturazione di immobili. La disposizione però non viene applicata per le prestazioni di servizi rese nei confronti di un contraente generale a a cui si affida la la totalità dei lavori
  • In caso di cessioni di energia elettrica e di gas nei confronti di un soggetto passivo, come da dell’articolo 7-bis, comma 3, lettera a) (DPR 633/1972).