Ricevere una cartella di pagamento dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (l’ex Equitalia) genera quasi sempre un momento di ansia, soprattutto se si è alle prime armi con questo tipo di comunicazioni. In realtà la cartella esattoriale è un atto con regole precise: termini fissi per pagare o contestare, e diverse strade percorribili se non si riesce a saldare tutto in un’unica soluzione.
In questo articolo vediamo come leggere una cartella, cosa succede se non si paga, come funziona la rateizzazione nel 2026 e quando un debito può considerarsi prescritto.
Cos’è una cartella esattoriale
La cartella di pagamento è l’atto con cui l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER) richiede al contribuente il pagamento di somme dovute e non versate spontaneamente: possono trattarsi di tasse, contributi INPS, multe stradali, canoni, contributi camerali o altre entrate affidate in riscossione da enti pubblici (Agenzia delle Entrate, Comuni, INPS, Regioni).
La cartella riporta sempre: l’ente creditore, il tipo di debito, l’importo dovuto comprensivo di sanzioni e interessi, il termine di pagamento (generalmente 60 giorni dalla notifica) e le istruzioni per pagare o presentare eventuale ricorso.
I 60 giorni: cosa fare appena arriva
Dalla data di notifica della cartella decorrono 60 giorni entro cui il contribuente deve scegliere una delle strade seguenti:
- Pagare integralmente l’importo indicato, tramite i canali messi a disposizione da AdER (portale online, app, sportelli, home banking con codice avviso pagoPA).
- Chiedere la rateizzazione, se non si è in grado di pagare in un’unica soluzione (vedi sezione dedicata più sotto).
- Presentare ricorso alla Commissione Tributaria (oggi Corte di Giustizia Tributaria) entro 60 giorni, se si ritiene la cartella illegittima o non dovuta, ad esempio per errori di persona, prescrizione già maturata o vizi di notifica.
- Chiedere l’autotutela all’ente creditore (non ad AdER, che si limita a riscuotere), se l’errore è palese e documentabile (ad esempio un pagamento già effettuato ma non registrato).
Superati i 60 giorni senza pagare, senza rateizzare e senza fare ricorso, la cartella diventa definitiva e AdER può attivare le procedure di riscossione forzata: fermo amministrativo del veicolo, ipoteca sugli immobili, pignoramento di stipendio, pensione o conto corrente, nei limiti previsti dalla legge.
Rateizzazione 2026: fino a 84 o 120 rate
Chi non riesce a pagare in un’unica soluzione può chiedere ad AdER la rateizzazione del debito. Per le istanze presentate nel 2025 e nel 2026 valgono queste regole:
| Situazione | Documentazione richiesta | Numero massimo di rate |
| Debito fino a 120.000 € | Nessuna: basta l’autodichiarazione di temporanea difficoltà economica | Fino a 84 rate mensili |
| Debito fino a 120.000 € | Documentazione della difficoltà economica (es. ISEE, bilanci) | Da 85 fino a 120 rate mensili |
| Debito superiore a 120.000 € | Documentazione della difficoltà economica | Fino a 120 rate mensili |
L’importo minimo di ciascuna rata è di 50 euro. La richiesta di rateizzazione si presenta online tramite il portale di Agenzia delle Entrate-Riscossione, con SPID, CIE o CNS, oppure agli sportelli. Una volta accettata la rateizzazione, si evitano nuove procedure di riscossione forzata, a condizione di non saltare un numero di rate superiore a quello previsto dalla legge per la decadenza dal beneficio.
Se si saltano troppe rate (il numero esatto dipende dal tipo di piano concesso) si decade dal beneficio della rateizzazione: a quel punto l’intero debito residuo torna immediatamente esigibile e AdER può procedere con le azioni esecutive, senza possibilità di richiedere una nuova dilazione per lo stesso debito.
Come verificare i propri debiti prima che arrivi la cartella
È possibile controllare in autonomia, in qualsiasi momento, se esistono cartelle o debiti a proprio carico accedendo con SPID, CIE o CNS all’area riservata del sito di Agenzia delle Entrate-Riscossione, dove si trovano l’estratto conto completo dei carichi affidati e lo strumento per calcolare simulazioni di rateizzazione prima ancora di presentare domanda.
Quando un debito si prescrive
I termini di prescrizione variano in base alla natura del debito: le imposte erariali (es. IRPEF, IVA) si prescrivono generalmente in 10 anni, i contributi previdenziali INPS in 5 anni, le multe stradali in 5 anni, il bollo auto in 3 anni. Questi termini si interrompono ogni volta che l’ente notifica un nuovo atto di riscossione (cartella, intimazione di pagamento, sollecito), facendo ripartire da capo il conteggio.
Verificare la prescrizione richiede di ricostruire con precisione le date di notifica di ogni singolo atto: in caso di dubbio, soprattutto per importi rilevanti, è opportuno farsi assistere da un professionista prima di eccepire la prescrizione, perché un’eccezione infondata può far perdere tempo prezioso.















