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Pagamenti tracciabili e detrazioni: cosa conservare

Pagamenti tracciabili e detrazioni: cosa conservare

Pagamenti tracciabili: ecco i documenti da conservare per poter chiedere le detrazioni in dichiarazione dei redditi

Il percorso verso la dematerializzazione dei documenti e la semplificazione digitale è tracciato, ma – come sempre – fatta legge ecco l’inganno: nonostante il cittadino debba usare pagamenti tracciabili per usufruire di bonus e detrazioni, questo è costretto a tenere anche documenti cartacei.

Vediamo perché. Come ormai tutti sanno, dal primo gennaio 2020 le spese sanitarie (e altri oneri) da portare in detrazione Irpef nella dichiarazione dei redditi (modelli 730 e Unico) dovranno essere pagate con strumenti tracciabili (carte di credito, bonifico, bancomat, applicazioni, etc.).

Poche le eccezioni a questa regola:

  • spese mediche in farmacia;
  • Sistema sanitario nazionale (strutture pubbliche o convenzionate);
  • sanitaria (medicinali o dispositivi medici)
  • ottico.

Pagamenti elettronici e detrazioni: quali sono?

Nella nuova normativa non rientrano solo le spese sanitarie, ma anche tutte le casistiche indicate nell’articolo 15 del Tuir:

  • spese veterinarie;
  • istruzione;
  • spese per abbonamenti trasporto pubblico (locale, regionale e interregionale);
  • interessi mutui ipotecari;
  • erogazioni liberali;
  • canoni di locazione per studenti universitari fuori sede;
  • attività sportive dei figli;
  • spese funebri;
  • premi per assicurazione sulla vita;
  • assicurazione sugli infortuni;
  • spese per intermediazioni immobiliare;
  • beni soggetti a regime vincolistico;
  • spese per assistenza personale.

Pagamenti elettronici: quali documenti conservare?

Nonostante la spinta riformistica verso la digitalizzazione, il cittadino italiano dovrà comune conservare per 5 anni una mole considerevole di carta.

Perché? Perché il cittadino dovrà avere la prova cartacea del pagamento elettronico. Sembra un controsenso, eppure è così.

Quindi, oltre a conservare la fattura o lo scontrino (se fate una fotocopia è meglio, visto che spesso l’inchiostro degli scontrini tende a sbiadire), bisognerà tenere anche lo scontrino del Pos.

Se lo scontrino del Pos non c’è, si può utilizzare l’estratto conto bancario. La cosa fondamentale è fornire all’Agenzia delle Entrate la prova cartacea del pagamento elettronico.

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